Visualizzazione post con etichetta cultura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cultura. Mostra tutti i post

lunedì 19 dicembre 2011

Natività in mostra a Santo Stefano di Sessanio

Tre sculture e un dipinto dal Museo Nazionale d'Abruzzo

Dal 21 dicembre 2011 all'8 gennaio 2012 le botteghe dell’Albergo Diffuso Sextantio, le stesse utilizzate di recente per la mostra degli Uffizi, ospitano alcune opere provenienti dal Museo Nazionale d’Abruzzo, avvio di una collaborazione pubblico-privato che sarà coronata da ulteriori appuntamenti nel prossimo anno. Oltre alle sculture del Presepe di San Buono (secc. XIV-XVI) e al dipinto con l’Adorazione dei pastori, capolavoro autografo di Bernardo Cavallino databile al 1640 circa, viene proposto un audiovisivo che illustra le più notevoli scene della Nascita di Cristo, attraverso i capolavori dell’Arte in Abruzzo tra Medioevo e Rinascimento. La Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici, con questa iniziativa avviata d’intesa con la Direzione Regionale, intende essere soggetto attivo nel promuovere un nuovo modello di sviluppo per l’Abruzzo che si fonda sulla tutela dei propri patrimoni culturali. Un modello di sviluppo tanto più importante, in quanto proposto in un momento di crisi globale e dopo il terremoto del 2009. La valenza culturale di questo modello ha fatto si che un piccolo borgo montano semisconosciuto si sia configurato negli ultimi anni come meta privilegiata di una nuova tipologia di turista che ricerca da sempre l’Italia autentica e il suo patrimonio storico, artistico e etnoantropologico.

 Un pensoso gentiluomo nei panni di San Giuseppe, una giovanetta bionda nelle vesti della Madonna orante, e uno zampognaro dai tratti orientali, realizzati in tempi diversi tra la fine del Trecento e gli esordi del Cinquecento, compongono un importante insieme noto agli studi come Presepe di Atessa, ma in realtà appartenuto alla chiesa di San Lorenzo martire di San Buono; è di proprietà statale perché acquistato dal Ministero nel 1938 per evitarne la dispersione sul mercato antiquario, già autorizzata dall’autorità ecclesiastica e permessa dalla normativa allora vigente. Conservate fino al momento del sisma nel Museo Nazionale d’Abruzzo, le tre sculture lignee evidenziano, anche se parzialmente alterata, la cromia originale che nelle due figure principali è impreziosita da raffinate decorazioni in oro. Questa sofisticata tecnica si è diffusa in Abruzzo soprattutto nel corso del Rinascimento, attestata nei lavori di maggiore prestigio dove abili doratori affiancavano esperti maestri intagliatori per impreziosire e rendere evanescente la fisicità umana di queste opere dal modellato pregevole e insistito. L’usanza di dotare le chiese con presepi formati da sculture a tutto tondo comincia a diffondersi in ambito francescano nelle regioni meridionali sin dal secolo XIV; l’iconografia della Vergine Maria devotamente assorta in preghiera peraltro ben interpreta il messaggio di spiritualità particolarmente caro ai frati dell’Osservanza seguaci di San Bernardino da Siena.

Il lume di una candela sembra entrare nell’antro buio per rischiare con un intenso cono di luce la Madonna e il Bambino Gesù appena nato, veri protagonisti del Natale. Fanno corona gli altri attori, gli uomini di buona volontà accorsi per primi all’annuncio, con le loro greggi. Forse più di ogni altro tema, quello dell’ Adorazione dei pastori appare in perfetta sintonia con la vocazione agro pastorale dell’Abruzzo, manifestatasi all’interno di una economia che ha avuto per molti secoli nel commercio della lana un assoluto punto di forza e nella transumanza un percorso stagionale che affiancava al pascolo delle pecore la trasmissione dei saperi, grazie ai contatti culturali e sociali, favoriti dalle soste ristoratrici lungo un tracciato il quale era lo stesso frequentato dai pellegrini e dai mercanti che risalivano la penisola da Oriente verso Occidente, dal Meridione verso Settentrione, e viceversa. Il dipinto qui esposto, pervenuto al Museo Nazionale d’Abruzzo attraverso la donazione Cappelli, è un mirabile esempio della pittura napoletana, cosiddetta ‘a passo ridotto’ per distinguere questa definizione delle figure in un formato piccolo, adatta per i quadri destinati alla devozione domestica, da quella a figure grandi più consona alle pale d’altare. Specialista di questa tipologia, particolarmente apprezzata nel Seicento dalla nobiltà e dai viceré che si avvicendarono alla guida del Regno di Napoli, è stato il pittore napoletano Bernardo Cavallino, abilissimo nel far emergere dall’ombra figure eleganti e delicate intrise di luce con tocchi di colore e spettacolari rialzi in bianco.
(L. A.)

La mostra promossa e organizzata da Sextantio Albergo Diffuso e dalla Soprintendenza BSAE dell’Abruzzo, è stata resa possibile grazie al fondamentale contributo di Maurizio Polisini, EdilCostruzione Group, s.r.l. 

INAUGURAZIONE E PRESENTAZIONE 21 dicembre 2011, ore 11.00
Intervengono: Fabrizio Magani, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo, Lucia Arbace, Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici dell’Abruzzo, Luigi De Fanis, Assessore alla Cultura della Regione Abruzzo, Mauro di Dalmazio, Assessore al Turismo della Regione Abruzzo, Antonio D’Aloisio, Sindaco di Santo Stefano di Sessanio e Daniele Kihlgren, Amministratore di Sextantio Albergo Diffuso.
Nelle botteghe dell’artigianato domestico dal 21 dicembre 2011 all’ 8 gennaio 2012
Orario: 10.00 – 13.00 / 15.00 – 20.00


mercoledì 12 ottobre 2011

QUANDO LA CULTURA GENERA SVILUPPO

L'esempio emblematico della mostra degli Uffizi a Santo Stefano di Sessanio
14 ottobre S. Stefano di Sessanio


Santo Stefano di Sessanio è uno delle centinaia di borghi Medievali costituitisi nel periodo dell'incastellamento, che troviamo sulle sommità
delle montagne appenniniche.
Edward Lear, scrittore paesaggista e viaggiatore inglese, a metà dell' 800 ne faceva la seguente descrizione:"Rocca Santo Stefano, un paese senza alcuna risorsa e attaccato scomodamente ad un brullo fianco della montagna". Lo spopolamento (in questo caso quasi integrale) lo accomuna ai tanti altri borghi dell' Appennino nel meridione d'italia. Una emigrazione diretta verso il nuovo mondo che non ha creato il fenomeno di ritorno, ed ha lasciato sospese nel tempo le carattistiche storico-architettoniche e paesaggistiche del borgo.




Obiettivo del nostro Progetto è di fare agenda poltica della tutela di queste integrità, mero retaggio dell' abbandono e dell' emigrazione:
- con un inedito e filologico restauro conservativo per il patrimonio storico minore
- con inediti accordi con gli enti territoriali, fino alla totale inedificabilità. Il borgo che, passato nel tempo da 3000 a 80 anime, non presenta quindi attualmente alcun indice urbanistico per necessitare o giustificare nuovo costruito.

Ad un primo bilancio, oltre all'enorme valore etico e culturale di questo progetto di tutela, Santo Stefano di Sessanio ha avuto la più estesa copertura mediatica di settore nel nostro Paese (fonte: Jennifer Greco all’ epoca corrispondente Financial Times \ Italia e altri).

Ad un secondo bilancio, più consuntivo, il ritorno sul borgo e sul territorio ha mostrato i seguenti andamenti: oltre ad un esponenziale aumento del valore patrimoniale degli immobili, il numero delle attività ricettive è passato da 3 a 20 ( dal 2001 al 2008), il numero delle presenze passa da 285 a 7300 nello stesso periodo.I posti di lavoro dipendente (difficilmente quantificabili date le molteplici forme contrattuali) sono aumentati drammaticamente invertendo quel processo di marginalizzazione e di ‘scesa a valle’ che durava ininterrottamente da oltre un secolo e mezzo e che continua a durare nelle altre aree montane.Le attività di artigianato turistico sono passate da 1 a 17, i punti di ristoro (bar et similia) e i venditori di prodotti tipici sono passati da 1 a 15 (dati forniti dal Comune e dal C.R.E.S.A.).
L’ enorme catastrofe del terremoto del 2009 (Santo Stefano di Sessanio si trova dentro il cratere), ha portato a un a riduzione del 90% degli afflussi turistici nelle aree colpite: l’ attività dell’Albergo Diffuso Sextantio, fatto salvo il periodo di chiusura obbligata per ragioni di sicurezza, non ha visto flessione alcuna.

Si evidenzia inoltre una tipologia di turisti nuova ed articolata (le camere Sextantio si vendono da 220 euro a 450 euro a notte) che si affaccia a questi borghi semi abbandonati in cerca di un’ Italia ancora autentica, caratteristica che man mano si sta perdendo nei borghi storici a tradizione turistica maggiormente consolidata.

Le Montagne del Sud Italia hanno avuto una storia estremamente complessa nell’epoca di Mezzo, sebbene le vestigia di questi trascorsi sia lontana dalle caratteristiche della classicità e dai fasti dei Papi e dei Principi Mecenati, una Storia differente troppo spesso dimenticata che può dare il via ad una nuova tradizione di tutela e di consumo nel Paese dove abbiamo un terzo delle opere mondiali sotto egida Unesco.

Il Progetto di tutela attuato a Santo Stefano di Sessanio, da considerare in sintesi sia per i suoi contenuti sia per i ritorni economici, è un esempio concreto di come la tutela della storia dovrebbe dare il via a iniziative di pianificazione e replicazione, alla luce di numeri il cui significato difficilmente può essere contraddetto.

Lo straordiaria Mostra degli Uffizi a Santo Stefano di Sessanio è la conseguenza più emblematica, in termini qualitativi, di questo ambizioso Progetto ed in questi termini deve essere divulgato il suo significato più profondo.

Daniele Kihlgren

Condividi